
Il culto della natura nel mondo antico: l’albero nella spiritualità precristiana e nella scrittura
Nel mondo antico e medievale la natura è stata il fulcro di tutto: dalla vita lavorativa alla quotidianità, così come per le pratiche terapeutiche, fino alla spiritualità. Da un lato, infatti, vi è l’uso pratico: la natura era considerata come la principale fonte economica, che permetteva il sostentamento tramite l’agricoltura e l’allevamento degli animali (e i conseguenti prodotti da questi derivati, come la lana, il latte, o le pelli), forniva cibo e spezie per cucinare e l’acqua per i diversi bisogni.
La sua essenzialità nel quotidiano ha anche a che fare con le proprietà terapeutiche da questa possedute. Così, la “medicina delle origini” ci viene tramandata tramite i cosiddetti erbari: manoscritti contenenti le caratteristiche essenziali di quelle parti della natura maggiormente considerate utili, accompagnate da un’immagine funzionale al loro riconoscimento. Questi manoscritti, infatti, costituiscono una tra le prime tipologie a contenere un apparato illustrativo, altrimenti raro a quest’altezza cronologica così precoce.
Un esempio di erbario, fra tutti: il Dioscoride di Vienna, ossia il più antico erbario pervenutoci. Il manoscritto contiene l’opera De materia medica di Dioscoride di Anazarbo e si data al 515 d.C.

(crediti fotografici: Dioscoride di Vienna – Wikipedia)
Dall’altro lato, e proprio per la sua capacità di sostenere (e guarire) l’uomo nei vari ambiti essenziali della sua vita, la natura divenne subito protagonista di una profonda venerazione.
A proposito degli alberi, la concezione sacra si è declinata in modo diverso – e associata a tipologie arboree differenti – nelle varie parti del mondo e nelle culture a queste legate. Vediamone alcune:
Gli alberi nel mondo indoeuropeo
Mondo norreno
La sacralità arborea, per i popoli nordici, si lega prevalentemente a Yggdrasil: il grande frassino a cui, secondo la mitologia, si appese il dio Odino per nove notti, allo scopo di ottenere l’alfabeto delle Rune. Un sacrificio, dunque, per arrivare alla conoscenza. Yggdrasil sorregge e tiene in connessione i nove mondi norreni. Era usuale, poi, che le famiglie avessero un frassino o anche un altro albero accanto alla propria fattoria, come protezione.
La considerazione sacrale si estende anche alla quercia, legata al dio Thor e quindi a un simbolismo di forza.
Infine, al di là di una specifica tipologia arborea, è il bosco in sé ad avere un’importanza cruciale nella spiritualità norrena, considerati luoghi di culto, di raccoglimento interiore e di protezione, in quanto l’albero era visto come una colonna portante contro le avversità.

Mondo egizio
In una terra deserta, l’albero offre riparo con la sua ombra ed esprime il miracolo della vita. In questo caso, l’albero sacro per eccellenza è il Ficus Sychomorus: esso veniva considerato come il corpo di divinità femminili come Hathor e Nut e fonte di nutrimento e protezione. Molto presente nelle cerimonie religiose, poiché associato a poteri mistici che lo rendevano un collegamento con l’oltretomba.

Mondo greco
All’interno di una visione diffusa della natura come dimora del divino, l’albero viene associato a figure specifiche: così, per esempio, l’olivo si lega alla dea Atena; l’alloro ad Apollo, la vite a Dioniso, il pino a Poseidone, il tasso a Persefone, come manifestazioni terrene della loro presenza. La considerazione più importante è certamente riservata alla quercia in quanto “materializzazione” di Zeus.
Non solo: la mitologia greca riferisce anche delle cosiddette Amadriadi, ninfe arboree la cui vita e morte era strettamente correlata alla stessa dell’albero.

Mondo romano
Caratteristico è il bosco sacro (Lucus), da trattare con il massimo rispetto. Si tratta generalmente di aree ben delimitate, per una maggiore riverenza nei confronti della spiritualità che li abita. Sebbene venga ripresa la concezione greca delle divinità correlate a specifiche tipologie arboree, particolarmente rilevante è la figura del Fico ruminale, che si lega alla narrazione della fondazione di Roma. Sotto quest’albero, infatti, posto ai piedi del Palatino, Romolo e Remo vennero allattati dalla lupa.

Mondo celtico
Nella cultura celtica la centralità dell’albero si lega alla concezione sacra di questo, in quanto – attraverso le sue radici, il tronco e la chioma – è in grado di collegare ciò che si trova sotto la terra, ciò che vediamo e il cielo. Particolarmente importante, per questo popolo, è la quercia, in quanto legata all’idea di saggezza, conoscenza e aldilà. Tale tipologia arborea veniva associata al dio Dagda, padre di tutti gli dèi. Dal nome del dio o della quercia (in irlandese o gallese) deriva la parola “druido”.

Gli alberi nella scrittura
Poiché l’albero veniva associato al Sole e, di conseguenza, alla luce, questo diventò espressione della conoscenza. Ciò si traduce nell’adozione di un sistema di scrittura che prende le mosse proprio dall’anatomia arborea: l’alfabeto Ogham.
Il sistema grafico
Di cosa si tratta?
Gli Ogham (o “Alfabeto degli alberi”) costituiscono una forma di scrittura dal valore profondamente interiore, dove ogni simbolo/lettera corrisponde a una certa tipologia arborea dalla quale prende il nome, in considerazione della sua lettera iniziale. Si tratta di una preziosa testimonianza di una cultura che, per il resto, si è svolta solo oralmente.
Da parte di chi?
Questo sistema grafico è stato appannaggio delle figure che nella realtà celtica detenevano il sapere più profondo: i druidi. L’alfabeto, infatti, prevedeva esclusivamente un uso magico e sacrale. Testimonianze di questa scrittura si trovano a partire dal IV secolo d.C., su pietra. Presumibilmente, tracce anteriori sono andate perdute a causa dell’utilizzo del legno, materiale troppo deperibile per una conservazione di lunga durata.
Come si compone?
Gli Ogham venivano realizzati maggiormente su materiali quali il legno o la pietra, sui quali veniva incisa una linea (verticale o, talvolta, orizzontale) per ogni lettera, alla quale si accostavano dei piccoli segni perpendicolari, in posizione e quantità variabile a seconda del segno da esprimere: si crea così una struttura in cui la linea principale funge da tronco; i segni a questa giustapposti per comporre le lettere, divengono rami e, alla base di tutto, vengono posti due trattini per segnare l’inizio della scrittura, a mo’ di radici. La sequenza di lettere veniva realizzata dal basso verso l’alto (o, nel caso di orientamento orizzontale, da sinistra verso destra), richiamando allora la crescita degli alberi e la graduale costruzione del sapere.
L’alfabeto si compone, in origine, di 20 segni suddivisi in 4 famiglie (aicme): tre famiglie comprendono 5 consonanti l’una e l’ultima è caratterizzata da sole vocali. Nel XIV secolo, con la necessità di esprimere suoni corrispondenti a un linguaggio via via più articolato, vengono aggiunti altri 5 segni, corrispondenti a dittonghi, costituenti quindi un quinto aicme. Tuttavia, data l’aggiunta tardiva di quest’ultimo gruppo, non tutti gli studiosi dell’alfabeto oghamico sono concordi nella sua considerazione.
L’alfabeto originario e le sue corrispondenze
- I: aicme della betulla
I segni accostati alla linea principale si dispongono a destra di questa (o, nella disposizione orizzontale, in basso), aggiungendone gradualmente uno.

B – BETH: Betulla
Tema spirituale: rinascita, purificazione, inizio
L – LUIS: Sorbo
Tema spirituale: protezione, ritorno alla vita
F – FEARN: Ontano
Tema spirituale: stabilità, visione dei segni
S – SAILLE: Salice
Tema spirituale: potere terapeutico, confidenza nelle proprie capacità, empatia
N – NION: Frassino
Tema spirituale: riflessione, trasformazione, forza nell’affrontare le sfide
- II: aicme del biancospino
I segni accostati alla linea principale si dispongono sulla sinistra (disposizione orizzontale: in alto).

H – HUATH: Biancospino
Tema spirituale: protezione della “casa”, magia
D – DUIR: Quercia
Tema spirituale: potere, successo, saggezza, legame con gli antenati
T – TINNE: Agrifoglio
Tema spirituale: creatività, buon auspicio, paternità
C – COLL: Nocciolo
Tema spirituale: ispirazione, fecondità, saggezza
Q – QUERT: Melo
Tema spirituale: autocontrollo, equilibrio
- III: aicme della vite
I segni accostati alla linea principale si dispongono lungo entrambi i lati, ma in questo caso non sono tratti completamente perpendicolari, bensì tratti obliqui.

M – MUIN: Vite
Tema spirituale: gioia, istinto
G – GORT: Edera
Tema spirituale: intuizione, autodifesa, sostegno di coppia
NG – NGETAL: Giunco
Tema spirituale: famiglia, appartenenza
ST – STRAIF: Pruno
Tema spirituale: iniziazione, soglia
R – RUIS: Sambuco
Tema spirituale: rinascita, protezione, guarigione
- IV: aicme dell’abete bianco
I segni accostati alla linea principale si dispongono lungo entrambi i lati, perpendicolarmente.

A – AILM: Abete bianco
Tema spirituale: immortalità, connessione
O – ONN: Ginestra
Tema spirituale: abbondanza
U – UR: Erica
Tema spirituale: buona fortuna
E – EADHA: Pioppo
Tema spirituale: trasformazione spirituale, longevità
I – IDHO: Tasso
Tema spirituale: buio e morte come momenti indispensabili per il ritorno della vita, saggezza
Fonti
Bortoluzzi, Daniela, e Ada Pavan Russo. Introduzione ai culti celtici. Roma: Edizioni Mediterranee, 2009.
Sitografia
Gigantesco fico egiziano: il sicomoro, l’albero sacro delle civiltà antiche – Arte Medica
Alberi e religione – Paganesimo – Arboricultura
