Nel cinema, l’albero non è sempre un semplice elemento naturale, ma un’immagine che mette in relazione terra e cielo, vita e morte, individuo e comunità, passato e futuro. In questa mostra l’albero diventa un filo narrativo che attraversa quattro opere molto diverse per genere e stile [Pocahontas (1995), Il labirinto del fauno (2006), Il Trono di Spade (2011–2019), The Tree of Life (2011)], ma unite da una stessa intuizione simbolica: l’albero come soglia. Ogni film rappresenta una tappa di questo viaggio, dall’albero che parla, all’albero che partorisce; all’albero che vede, fino all’albero che sostiene l’universo stesso.
1. Pocahontas (1995) – L’albero che parla
Trama Nel Nuovo Mondo, Pocahontas, figlia del capo Powhatan, entra in contatto con i coloni inglesi e con John Smith. Il loro incontro mette in crisi stereotipi, paure e conflitti. Pocahontas dovrà scegliere se seguire il destino tracciato per lei o ascoltare la propria voce interiore.
Nonna Salice è lo spirito saggio della natura. Non è solo un albero, ma coscienza, memoria e radice. I Nativi Americani, infatti, ritenevano che ogni elemento naturale fosse vivo e abitato da uno spirito e l’essere umano non dominava la terra, ne faceva soltanto parte. Per questo il suo personaggio risulta così significativo. Nonna Salice insegna a Pocahontas che la natura va ascoltata e soltanto quella aiuterà a capire quale strada prendere :
«Ascolta, bambina mia, dovunque intorno a te ci sono spiriti. Vivono sulla terra, nell’acqua, nel cielo, se li ascolti ti guideranno» ;
«Se non impari ad ascoltare, non potrai mai capire.»
L’albero non fornisce risposte, ma orienta. Invita a leggere i sogni, a interpretare il simbolo della freccia che gira come segno di un destino non imposto, ma scelto:
«Nonna Salice: “Bene, a me sembra che questa freccia che ruota ti voglia indicare la tua via. Pocahontas: “Ma Nonna Salice, qual è la mia via ? Come farò mai a trovarla? Nonna Salice: “Tua madre mi fece la stessa identica domanda… Pocahontas: “Davvero ? Cosa le rispondesti? Nonna Salice: “Le risposi di ascoltare. Ovunque intorno a te ci sono spiriti, bambina! Vivono nella terra, nell’acqua, nel cielo… se li ascolti, loro ti guideranno».
Qui l’albero è voce: una presenza che unisce inconscio, natura e spiritualità. È il primo gradino del nostro percorso: l’albero come guida morale e interiore.
Se in Pocahontas l’albero parla, nel film successivo l’albero non ha più voce, ma un corpo che soffre.
2. Il labirinto del fauno (2006) – L’albero che partorisce
Trama Spagna, 1944. Ofelia si trasferisce con la madre incinta presso il suo patrigno, il crudele Capitano Vidal. Ofelia soffre per la presenza del Capitano, ma lì si rifugia in un mondo fantastico governato da un Fauno, che le comunica di essere in realtà la principessa Moanna e che, per recuperare il suo regno, dovrà superare tre prove prima del sorgere della luna piena.
La prima delle tre prove che Ofelia deve affrontare è entrare nel tronco di un albero secco infestato da un rospo che ne sta succhiando la vita. L’albero è cavo, viscerale e umido come un grembo, ma oscuro. L’albero simboleggia la maternità, la fertilità, ma anche il rischio e il sacrificio. La forma richiama insieme l’utero materno e le corna del Fauno, facendo sì che natura, mito e corpo coincidano: Ofelia discende nelle radici come in un ritorno all’origine. Uccide il rospo, recupera la chiave e riemerge, come se rinascesse. Questa nascita, però, è ambigua, perché mentre Ofelia rinasce simbolicamente, la madre muore durante il parto. Il Libro dei Crocevia (libro dato ad Ofelia dal Fauno, in modo che abbia una guida nel mondo sotterraneo), infatti, tingendosi di rosso, le anticipa la morte della madre. La vita nasce sempre accanto alla morte. Qui l’albero ha un significato più oscuro, perché diventa luogo di passaggio tra vita e morte. Rappresenta grembo e tomba insieme.
Se nel Labirinto del fauno, l’albero genera e consuma, nel Trono di Spade, non genera più, ricorda.
3. Il Trono di Spade (2011–2019) – L’albero che vede
Trama Nel continente di Westeros, grandi casate si contendono il potere sul Trono di Spade mentre una minaccia antica, quella degli Estranei, avanza dal Nord. Intrighi politici, guerre e profezie si intrecciano al destino di giovani protagonisti, tra cui Bran Stark, che, dopo una caduta che lo rende paralizzato, intraprende un viaggio mistico oltre la Barriera. Qui entrerà in contatto con le radici del mondo e diventerà il Corvo con Tre Occhi. Egli, ferito nel corpo, intraprende un viaggio, esteriore ed interiore, che lo trasformerà nel Corvo con Tre Occhi.
Trama Nel continente di Westeros, grandi casate si contendono il potere sul Trono di Spade mentre una minaccia antica, quella degli Estranei, avanza dal Nord. Intrighi politici, guerre e profezie si intrecciano al destino di giovani protagonisti, tra cui Bran Stark, che, dopo una caduta che lo rende paralizzato, intraprende un viaggio mistico oltre la Barriera. Qui entrerà in contatto con le radici del mondo e diventerà il Corvo con Tre Occhi. Egli, ferito nel corpo, intraprende un viaggio, esteriore ed interiore, che lo trasformerà nel Corvo con Tre Occhi.
(Illustrazione digitale realizzata con assistenza di AI, 2026).
Nel mondo di Game of Thrones, gli alberi-diga (Weirwood) sono molto più che piante sacre: sono organi di visione del mondo. Hanno corteccia bianca come ossa, foglie rosse come sangue e volti scolpiti nel tronco, con fessure che imitano occhi umani. Quando la resina scorre da quelle fessure, sembra che piangano lacrime di sangue. Per questo sono considerati sacri da coloro che venerano gli Antichi Dei (onorati al Nord di Westeros).
«Un albero-diga vivrà per sempre […] per loro passato, presente efuturo sono una cosa sola».
I Figli della Foresta (originario popolo non umano del Continente) scolpirono i volti per “risvegliare” gli Dèi e permettere loro di guardare il mondo attraverso il legno. Da allora, gli alberi-diga sono diventati testimoni silenziosi: vedono giuramenti, tradimenti, nozze e morti. Nel Parco degli Dei (antico parco attorno al quale si erge Casa Stark), l’albero-diga (o Albero del Cuore) è il centro simbolico della comunità. Davanti a lui non si mente. Bran Stark, collegandosi alle radici, impara a vedere con gli occhi degli alberi. Diventa il Corvo con Tre Occhi*: una coscienza che attraversa il tempo. L’albero, qui, non è guida morale né grembo materno: è archivio cosmico. Questo è il momento in cui l’albero smette di parlare e di partorire, cominciando a ricordare. È la memoria del mondo prima degli uomini e oltre gli uomini. L’albero non guida come Nonna Salice, non partorisce come quello di Ofelia: osserva, è memoria sacra.
Un piccolo approfondimento: Il Corvo con Tre Occhi era l’ultimo veggente verde, un essere umano che viveva con gli ultimi Figli della Foresta oltre la Barriera. Il suo vero nome ufficialmente è sconosciuto, seppur diverse teorie confermino la sua identità come BryndenRivers, rimasto in vita per oltre un secolo grazie all’albero diga. Egli, sotto le spoglie di un corvo con tre occhi, appare nei sogni visivi di Bran Stark, dopo la sua caduta dalla torre e il conseguente coma, spingendo la sua ricerca oltre la Barriera e guidandolo verso la grotta in cui risiede il suo vero corpo umano. Lì, Bran è addestrato nella magia per diventare un veggente verde. Da quel momento in poi non sarà più Bran, ma, appunto, il corvo con tre occhi.
Se l’albero di Westeros conserva il tempo, in The Tree of Life l’albero diventa qualcosa di ancora più radicale: l’origine stessa del tempo e della vita.
4. The Tree of Life (2011) – L’albero che sostiene il cosmo
Trama Jack O’Brien, uomo adulto, ripercorre la propria infanzia nel Texas degli anni ’50, segnata dal rapporto con un padre severo e ambizioso e una madre dolce e spirituale. La memoria familiare si intreccia con una vasta visione cosmica che va dalla nascita dell’universo alla comparsa della vita sulla Terra.
In The Tree of Life, l’albero non è più solo simbolo, ma architettura del senso. Terrence Malick costruisce il film come una meditazione visiva sulla condizione umana, mettendo in dialogo microcosmo (la famiglia) e macrocosmo (l’universo). L’albero richiama direttamente il mito biblico dell’Albero della Vita, ma lo supera in chiave panteistica : Dio non è fuori dal mondo, è nel mondo. Nella luce che filtra tra i rami, nei gesti quotidiani, nel dolore e nella grazia. Il film ruota intorno a due vie: Natura e Grazia. Il padre incarna la via della Natura: forza, disciplina, sopravvivenza. La madre incarna la via della Grazia: amore, perdono, bellezza.
«Padre. Madre. Voi due siete in lotta dentro di me. E lo sarete sempre.»
Ma Malick non oppone davvero queste due vie : le intreccia come i rami di uno stesso albero. L’uomo nasce dalla tensione tra istinto e amore, tra paura e meraviglia. L’intermezzo cosmologico, fatto di immagini di galassie, vulcani e oceani primordiali, mostra che la storia di Jack è parte di una storia più grande. L’albero è l’asse che tiene insieme tutto: radici nella materia, rami nello spirito. Qui l’albero non è personaggio, né luogo, ma è principio organizzatore della vita. È la forma che assume il senso quando l’uomo cerca di capire chi è e perché esiste.
L’albero non parla, non partorisce, non osserva. Sostiene.
In ogni film è una soglia, il punto in cui il personaggio non può restare uguale. Dopo l’albero, qualcosa è cambiato. Ogni soglia è una domanda: chi siamo, da dove veniamo, come scegliamo di vivere?