
Presentazione
Nella musica, l’albero non è soltanto un’immagine naturale o decorativa. È una metafora profonda dell’esperienza umana, una struttura simbolica che permette di raccontare l’interiorità. Ci spinge a chiederci: da dove veniamo, chi diventiamo, cosa perdiamo e a cosa apparteniamo? L’albero è una delle immagini più semplici e più profonde che esistano. È qualcosa che vediamo ogni giorno, ma è anche una figura che attraversa il linguaggio dell’amore, della famiglia, della crescita, della solitudine, perfino dell’artificio. Nelle canzoni qui proposte, l’albero non significa mai esattamente la stessa cosa. A volte è concreto, a volte è un modo per dire “radici”, “origine”, “identità”, a volte è un rifugio, a volte è solo qualcosa che si vede dalla finestra e, ancora, a volte è finto, di plastica.
Bruno Sas, L’albero delle noci.
Testo
Sono cresciute veloci le foglie sull’albero delle noci
E nei tuoi occhi di mamma adesso splende una piccola fiamma
Io come sempre canguro fra il passato e il futuro
Scrivo canzoni d’amore alla ricerca di un porto sicuro
E come un ragioniere in bilico fra il dare e l’avere
Faccio partite doppie persino col mio cuore
Come si può cadere in basso
Da una distanza siderale
Sono passati veloci questi anni feroci
E nel mio cuore di padre il desiderio adesso è chiuso a chiave
E tu sei stata bravissima all’esame di maturità
Ad unire i puntini fra la mia bocca e la verità
Che tutto questo amore io non lo posso sostenere
Perché conosco benissimo le dimensioni del mio cuore
E posso navigare anche in assenza di stella polare
Vorrei cambiare la voce
Vorrei cantare senza parole
Senza mentire
Per paura di farti soffrire
Vorrei cantarti l’amore, amore
Il buio che arriva nel giorno che muore
Senza cadere
Nella paura di farti male
Sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele
E le persone buone portano in testa corone di spine
Ed ho imparato sin da bambino la differenza fra il sangue e il vino
E che una vita si può spezzare per un pezzetto di carne o di pane
E a tutta questa felicità io non mi posso abituare
Perché conosco il sogno del faraone
Le vacche grasse e le vacche magre
E che si può cadere da una distanza siderale
Vorrei cambiare la voce
Vorrei cantare senza parole
Senza mentirePer paura di farti soffrire
Vorrei cantarti l’amore, amore
La notte che arriva nel giorno che muore
Senza cadere
Nella paura di farti male
Sono cresciuti troppo veloci questi riccioli meravigliosi
E ora ti vedo camminare con la manina in quella di tua madre
E tutta questa felicità forse la posso sostenere
Perché hai cambiato l’architettura e le proporzioni del mio cuore
E posso navigare sotto una nuova stella polare.
Nel brano l’immagine dell’albero delle noci diventa il punto simbolico da cui prende forma il racconto. Le foglie che crescono veloci sull’albero richiamano immediatamente il tempo che passa e il ciclo naturale della vita: la crescita delle foglie rispecchia la crescita di una nuova vita e il cambiamento che questa porta con sé.
L’albero rappresenta quindi la continuità tra generazioni. Mentre le foglie si moltiplicano e si rinnovano, anche la famiglia si trasforma: lo sguardo della madre, la presenza della figlia e il cambiamento interiore del padre creano un legame che si sviluppa proprio come un organismo naturale. L’albero diventa così un simbolo di radice, protezione e crescita.
Allo stesso tempo, la rapidità con cui crescono le foglie sottolinea la percezione della velocità del tempo. Gli anni scorrono “veloci”, proprio come la vegetazione che si espande sull’albero, e questo suscita nello sguardo del narratore un sentimento misto di meraviglia e vulnerabilità.
Nel corso del brano, l’immagine dell’albero si collega anche all’idea di equilibrio e maturazione. La crescita della figlia e l’esperienza della paternità trasformano l’architettura del cuore del narratore, ampliandone le capacità emotive. In questo senso l’albero non è soltanto un elemento naturale, ma diventa la metafora di una vita che si espande, si rinnova e trova nuove direzioni.
L’albero delle noci, con le sue foglie che crescono rapidamente, rappresenta quindi il segno visibile della vita che continua, della trasformazione delle relazioni e della possibilità di trovare nuovi punti di orientamento mentre il tempo procede.
Fool’s Garden, Lemon Tree.
Testo e traduzione
| I’m sitting here in a boring room It’s just another rainy Sunday afternoon I’m wasting my time I got nothing to do I’m hanging around I’m waiting for you But nothing ever happens And I wonder I’m driving around in my car I’m driving too fast, I’m driving too far I’d like to change my point of view I feel so lonely, I’m waiting for you But nothing ever happens And I wonder I wonder how, I wonder why Yesterday you told me ‘bout the blue, blue sky And all that I can see Is just a yellow lemon tree I’m turning my head up and down I’m turning, turning, turning, turning turning around And all that I can see is just another lemon tree Sing dah Dah-dah-dah-dam, dee-dab-dah Dah-dah-dah-dam, dee-dab-dah Dab-deedly dah I’m sitting here, I miss the power I’d like to go out, taking a shower But there’s a heavy cloud inside my head I feel so tired, put myself into bed Well, nothing ever happens And I wonder Isolation is not good for me Isolation, I don’t want to Sit on a lemon tree I’m steppin’ around in a desert of joy Maybe anyhow I’ll get another toy And everything will happen And you wonder I wonder how, I wonder why Yesterday you told me ‘bout the Blue, blue sky And all that I can see Is just another yellow lemon tree I’m turning my head up and down I’m turning, turning, turning, turning Turning around And all that I can see Is just a yellow lemon tree And I wonder, wonder I wonder how, I wonder why Yesterday you told me ‘bout the Blue, blue sky And all that I can see And all that I can see And all that I can see Is just a yellow lemon tree. | Sono seduto qui in una stanza noiosa È solo un’altra domenica pomeriggio piovosa Sto perdendo tempo, non ho niente da fare Sono in giro, ti sto aspettando Ma non succede mai niente E mi chiedo Sto guidando in macchina Sto guidando troppo veloce, Sto guidando troppo lontano Vorrei cambiare il mio punto di vista Mi sento così solo, ti sto aspettando Ma non succede mai niente E mi chiedo Mi chiedo come, mi chiedo perché Ieri mi hai parlato del Cielo azzurro, azzurro E tutto quello che posso vedere È solo un albero di limone giallo Sto girando la testa su e giù Mi sto girando, girando, girando, girando Girare attorno E tutto quello che posso vedere È solo un altro albero di limoni Canta dah Dah-dah-dah-dam, dee-dab-dah Dah-dah-dah-dam, dee-dab-dah Dab-dah dah Sono seduto qui, mi manca il potere Vorrei uscire, farmi una doccia Ma c’è una nuvola pesante nella mia testa Mi sento così stanco, mi metto a letto Beh, non succede mai niente E mi chiedo L’isolamento non mi fa bene Isolamento, non voglio Siediti su un albero di limoni Sto camminando in un deserto di gioia Forse comunque prenderò un altro giocattolo E tutto accadrà E ti chiedi Mi chiedo come, mi chiedo perché Ieri mi hai parlato del Cielo azzurro, azzurro E tutto quello che posso vedere È solo un altro albero di limone giallo Sto girando la testa su e giù Mi sto girando, girando, girando, girando Girare attorno E tutto quello che posso vedere È solo un albero di limone giallo E mi chiedo, mi chiedo Mi chiedo come, mi chiedo perché Ieri mi hai parlato del Cielo azzurro, azzurro E tutto quello che posso vedere E tutto quello che posso vedere E tutto quello che posso vedere È solo un albero di limone giallo. |
Nel brano l’immagine dell’albero di limone diventa il simbolo centrale attraverso cui viene rappresentato lo stato d’animo del narratore. L’albero appare come l’unico elemento che domina lo sguardo: nonostante il desiderio di cambiamento e la ricerca di qualcosa di diverso, tutto ciò che si riesce a vedere è sempre another lemon tree.
Questo albero assume quindi un valore metaforico. Non rappresenta soltanto un elemento naturale del paesaggio, ma diventa il segno di una routine ripetitiva e immobile, che accompagna una giornata descritta come lenta e monotona, segnata dalla pioggia e dall’attesa. L’albero, immobile e sempre uguale a sé stesso, riflette la sensazione di stagnazione e di tempo che sembra non avanzare.
Il contrasto tra il blue sky, evocato nel ricordo di un racconto passato, e la presenza costante del lemon tree evidenzia la distanza tra immaginazioneerealtà. Mentre il cielo azzurro richiama un orizzonte aperto e pieno di possibilità, l’albero diventa il simbolo di ciò che rimane davanti agli occhi, un punto fisso che riporta continuamente alla stessa condizione di immobilità.
In questo modo il lemon tree rappresenta la percezione soggettiva del mondo. Non è l’ambiente a cambiare, ma lo sguardo di chi osserva. Quando lo stato d’animo è segnato dalla solitudine e dalla noia, anche ciò che si vede attorno sembra ridursi a un unico elemento ripetuto.
L’albero di limone diventa quindi la metafora di una quotidianitàcircolare, che riflette il bisogno di un cambiamento di prospettiva e la ricerca di un orizzonte più aperto rispetto alla monotonia della routine.
Calcutta, Albero.
Testo
Quando non avrò più l’età
Diventerò un albero
Per metter le radici nelle tue radici
O per morire gridandolo
Quando non avrò più problemi di soldi
Ci porterò in letargo
Per metter nel cassetto problemi e ricordi
E treni in ritardo
Ma te la immagini una vita senza di me ?
Tu te la immagini una vita senza di me ?
Che storia
Che storia, uoh-oh-oh
Quando non avrò più problemi di soldi
E non farò più scandalo
E quando non avrò più problemi di soldi
E non farò più scandalo
Ma te la immagini una vita senza di me ?
Tu te la immagini una vita senza di me ?
A meno che sia un’ora
Amore mio una sola, uoh-oh-oh
Mi sa che immagini una vita senza di me
Mi sa che immagini una vita senza di me
Ho indovinato, tu ti immagini una vita senza di me
Ho indovinato, tu ti immagini una vita senza di me
Senza di me
Nel brano l’immagine dell’albero rappresenta una trasformazione simbolica dell’identità. L’idea di diventare un albero quando non si avrà più la stessa età suggerisce il desiderio di trovare una forma di stabilità e radicamento nel tempo, superando le inquietudini e le fragilità della vita quotidiana.
Le radici assumono un ruolo centrale nella metafora: mettere le radici nelle tue radici evoca un legame profondo con l’altra persona, un’unione che va oltre la dimensione momentanea della relazione e si colloca su un piano più duraturo e naturale. L’albero diventa così il simbolo di una connessione che si sviluppa nel tempo e che si nutre della stessa terra.
Allo stesso tempo, l’immagine dell’albero suggerisce anche una forma di ritiro e quiete, richiamata dall’idea del letargo e dal desiderio di mettere da parte problemi e preoccupazioni. Come un organismo naturale che attraversa le stagioni, l’albero rappresenta la possibilità di sospendere il caos della vita e trovare un equilibrio più essenziale.
Nel corso del testo emerge però anche il timore della separazione. La domanda ripetuta:
Ma te la immagini una vita senza di me?
introduce una tensione emotiva che rende la metafora dell’albero ancora più significativa: diventare albero significa cercare un punto fermo, qualcosa che resti anche quando tutto il resto sembra incerto. In questo senso l’albero diventa il simbolo di una presenza che vuole durare, radicata nel tempo e nei sentimenti, capace di trasformare la fragilità della relazione in un legame più profondo e stabile.
Timoria, Albero.
Testo
Albero la vita è dentro di te
Crescerò senza capire il perchè
Per quanto tempo ho vissuto
Nascosto tra le tue foglie
Per quanto tempo ho giocato
Tra le tue braccia più forti
E soffro vedendo le tue foglie cadere
Non posso sentire l’inverno arrivare
Perchè ?
Albero la vita è dentro di te
Crescerò son forte ormai come te
E finalmente ti guardo
Tu hai radici più forti
E finalmente ti ascolto
Senza paura
Senza paura
E soffro vedendo le tue foglie cadere
Non posso sentire l’inverno arrivare
Perchè ?
Il testo della canzone ruota attorno alla metafora dell’albero come origine e protezione della vita. L’albero diventa una figura stabile e generativa, dentro cui la voce narrante riconosce la propria crescita: la vita è dentro di te.
Le immagini delle foglie e delle radici costruiscono un sistema simbolico che richiama il rapporto tra crescita individuale e radici profonde.
Nella prima parte emerge la dimensione della protezione e dell’infanzia. L’io lirico ricorda il tempo trascorso nascosto tra le tue foglie e tra le tue braccia più forti. Queste sono immagini che trasformano la chioma dell’albero in uno spazio di rifugio e crescita.
Con il procedere del testo appare però la consapevolezza del tempo che passa. La caduta delle foglie richiama il ciclo naturale delle stagioni e introduce l’idea dell’inverno, simbolo della fragilità e del cambiamento. Il dolore espresso nel verso “soffro vedendo le tue foglie cadere” nasce proprio da questa presa di coscienza.
Nella seconda parte avviene una trasformazione: la voce narrante riconosce di essere cresciuta e di aver acquisito una propria forza. Le radici forti dell’albero diventano così il segno della continuità tra origine e maturazione, tra ciò che protegge e ciò che permette di diventare autonomi.
Il testo costruisce quindi un percorso tra protezione, crescita e consapevolezza, in cui l’albero rappresenta insieme memoria, radice e futuro.
Jovanotti, Albero.
Testo
Proprio come un albero che vive in mezzo agli alberi
Mi sento quando giro per il mondo
Cerco di far sì che il vento non mi butti giù
E di affondar le mie radici nel profondo
Prendo il sole in faccia per far sì che le mie foglie
Stiano bene appiccicate lungo questi rami
Ospito tra le mie braccia nidi di uccellini
E do rifugio nel mio fusto a molti sciami
Proprio come un albero mi spoglio e mi rivesto
A seconda se c’è freddo o c’è calore
Dentro la genetica, la mappa delle cellule
Descrive a quale genere appartengo
Se sono una quercia oppure un salice piangente
Oppure un baobab od un saggio di pianura
Quello che è importante è che al mondo ci sia spazio
Per qualsiasi espressione di natura
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Io non ho problemi a convivere con gli altri
Sono pronto ad accettare la mia sorte
Sono consapevole del fatto che più o meno
Presto o tardi ci sarà per me la morte
Quella che Totò ha definito la livella
E che alla fine ci livella tutti uguali
Alberi, bestiole, re, profeti e presidenti
Calciatori, poveretti ed animali
Quello che io penso come albero parlante
È che la vita sia questione di radici
Più sono profonde più ti puoi portar lontano
Incontrando gente, conquistando amici
Perché io ho scoperto che le mie radici in fondo
Sono lì per procurarmi le risorse
Cosicché con le mie foglie io possa affrontare
Venti forti e possa farmi delle corse
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, h)
Bevo molta pioggia, ehi (ah, ah, ah, ah)
Andare di qua e di là, sconfinare allegramente
Farmi un po’ ogni tipo di esperienza
Incontrare gente, allargare le vedute
E allenare pure un po’ l’intelligenza
Senza mai scordare cosa sono, da dove vengo
E pure dove voglio andare
Con le mie radici belle salde nel terreno
Io coi rami, io mi posso allontanare, ah
Perché c’ho bisogno della terra sotto i piedi
Dove dare fondamenta alla speranza
Proprio come un albero mi adatto un poco a tutto
Basta solo un po’ di clima di accoglienza
No, no, no alla violenza
Non rivendico nessuna appartenenza
Tranne quella al mondo degli esseri viventi
Col diritto di affondare le radici
Sogno un universo dove ogni differenza
Sia la base per poter essere amici
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Proprio come un albero mi colloco nel mezzo
Tra la terra e il cielo, proprio a metà via
Opero una sintesi tra luce e clorofilla
Equilibrio di sostanza ed energia
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia (ah, ah, ah, ah)
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia
Bevo molta pioggia (ah, ah, ah, ah)
Prendo il sole in faccia
Bevo molta pioggia,
oh (ah, ah, ah, ah) ah,
yeah(Ah, ah, ah, ah)
ah, yeah (Ah, ah, ah, ah)
(Ah, ah, ah, ah)Ehi! Ah!
Il brano utilizza la figura dell’albero come metafora dell’esistenza umana. Attraverso questa immagine, la vita viene raccontata come un continuo equilibrio tra stabilità e movimento: da un lato le radici, che affondano nella terra e rappresentano l’origine, dall’altro i rami e le foglie, che si aprono verso il mondo e verso nuove esperienze.
L’albero diventa così un simbolo di crescita, adattamento e convivenza. Come un essere vivente immerso nella natura, accoglie altri organismi, resiste al vento e si adatta alle stagioni, spogliandosi e rivestendosi nel ciclo continuo della vita. Questa trasformazione richiama la capacità degli esseri viventi di cambiare senza perdere la propria identità.
Nel testo emerge anche una riflessione sulla diversità. I riferimenti a specie differenti (quercia, salice piangente, baobab) suggeriscono che ogni forma di vita possiede una propria natura e una propria funzione. L’importante è che esista spazio per ogni espressione della natura, riconoscendo il valore delle differenze.
La canzone introduce inoltre il tema della condizione comune degli esseri viventi. Il richiamo alla livella, immagine resa celebre dalla tradizione poetica napoletana, sottolinea come la morte rappresenti un destino condiviso che rende tutti uguali, indipendentemente dal ruolo o dalla condizione. Il messaggio centrale del brano è che la vita si fonda sulle radici: più sono profonde, più permettono di affrontare il mondo con sicurezza. Le radici non impediscono di muoversi o di aprirsi agli altri, ma anzi rendono possibile esplorare, incontrare nuove persone e costruire relazioni. In questa prospettiva l’albero diventa il simbolo di un equilibrio tra terra e cielo, tra materia ed energia, tra identità e apertura. La diversità, anziché dividere, può diventare la base per la convivenza e per la costruzione di una comunità fondata sul rispetto tra tutti gli esseri viventi.
Radiohead, Fake plastic trees.
Testo e traduzione
| Her green plastic watering can For her fake Chinese rubber plant In the fake plastic earth That she bought from a rubber man In a town full of rubber plans To get rid of itself It wears her out It wears her out It wears her out It wears her out She lives with a broken man A cracked polystyrene man Who just crumbles and burns He used to do surgery For girls in the eighties But gravity always wins And it wears him out It wears him out It wears him out It wears She looks like the real thing She tastes like the real thing My fake plastic love But I can’t help the feeling I could blow through the ceiling If I just turn and run And it wears me out It wears me out It wears me out It wears me out And if I could be who you wanted If I could be who you wanted All the time All the time | L’annaffiatoio di plastica verde Per la sua finta pianta cinese di gomma Nella finta terra di plastica Che lei ha comprato da un uomo di gomma In una città piena di piani gomma Per disfarsene Questo la infastidisce Questo la infastidisce Questo la infastidisce Questo la infastidisce Lei vive con un uomo distrutto Un uomo di polistirene in pezzi Che semplicemente si sbriciola e brucia Lui faceva il chirurgo plastico Per ragazze negli anni ’80 Ma la gravità vince sempre E questo lo infastidisce Questo lo infastidisce Questo lo infastidisce Questo… Lei sembra essere qualcosa di reale Ha il gusto di ciò che è reale Il mio falso amore di plastica Ma non posso resistere al sentimento Potrei andare via attraverso il soffitto Se solo mi girassi e corressi E questo mi infastidisce Questo mi infastidisce Questo mi infastidisce Questo mi infastidisce E se solo io potessi essere ciò che tu vorresti Se solo potessi essere ciò che tu vorresti Per sempre Per sempre |
Il brano costruisce un’immagine di artificialità e alienazione attraverso una serie di oggetti e materiali sintetici. Tra questi compare anche l’immagine di una pianta artificiale, una fake Chinese rubber plant, collocata in una fake plastic earth. Questa presenza vegetale, che dovrebbe richiamare la natura, è in realtà completamente artificiale: una pianta finta che cresce in una terra finta, acquistata in un contesto altrettanto artificiale. L’albero, o meglio la sua imitazione, diventa così il simbolo di una natura svuotata della sua autenticità.
Intorno a questa immagine si sviluppa un mondo dominato da materiali sintetici (plastica, gomma, polistirene) che sostituiscono ciò che dovrebbe essere vivo e naturale. La pianta rappresenta quindi un contrasto tra natura e simulazione, suggerendo una realtà in cui ciò che appare naturale è in realtà costruito e artificiale.
Anche le figure umane sembrano riflettere questa stessa fragilità. Il broken man e il cracked polystyrene man richiamano l’idea di identità che si deteriorano facilmente, come materiali sintetici destinati a rompersi o a sgretolarsi. In questo contesto, l’immagine della pianta artificiale diventa una metafora più ampia: un mondo in cui anche le relazioni e i sentimenti rischiano di diventare copie imperfette di qualcosa di autentico.
La ripetizione dell’espressione “it wears me out” sottolinea infine il senso di stanchezza emotiva e logoramento che nasce dal vivere in una realtà dove tutto sembra reale ma in fondo non lo è. La pianta artificiale, simbolo di una natura imitata, diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia sull’autenticità e sulla difficoltà di trovare qualcosa di veramente vivo in un mondo dominato dalla finzione.
Attraverso queste canzoni l’albero cambia continuamente forma:
è padre, è rifugio, è promessa d’amore, è ostacolo visivo, è identità, è plastica.
Forse il filo che le tiene insieme è questo: l’albero funziona come immagine finché è vivo, finché ha radici, foglie, stagioni. Quando diventa finto, quando perde la sua relazione con la terra, resta solo una forma vuota.
E allora la domanda che rimane, alla fine, è semplice:
che cosa ci tiene davvero radicati?
